lunedì 5 giugno 2017

Rombo di tuono

Quella sera, quando le stelle erano tutte accese, lui arrivò. Lei se lo trovò di fronte con il casco sulla faccia. Pensò che presto avrebbe visto il suo volto. Lui le porse il casco.
-Sali- le disse.
Bene- pensò lei- salgo salgo sulla moto… un attimo però-… sapete non è facile salire su una moto. Una volta lei l’aveva fatto su uno di quei Ciao tutti scassati, e accelerando, il Ciao bianco si era impennato e lei era caduta come un’oca a terra. Splash. che tonfo ragazzi!
Un’ altra volta in vacanza su un altro motorino cosa aveva fatto? Aveva legato la salvietta da mare bagnata dietro il sellino e la salvietta prese fuoco. Alé. Tipo fuoco cammina con me.
Lei con le moto non ci sapeva fare. O le moto non ci sapevano fare con lei. Comunque ce la metteva tutta a guidarle le motorette…andava come andava, lei imperterrita ci saliva sopra dopo ogni caduta. Ma è così che si dovrebbe fare, no?
E quella sera lui si presentò così.
-Molto bene-, pensò lei-vediamo di salire e non cadere dalla parte opposta-…in qualche modo ce la fece. Salì si mise il casco e partì.  Lo abbracciò forte (-sai mai che parte a scheggia io faccio uno di voli che te lo ricordi a vita- pensò ridendo, tanto lui non la vedeva nemmeno), all’inizio lui andava piano per non farle provare paura…poi iniziò ad accelerare…lei, lo strinse più forte e  sentì il vento addosso.
Adorava il vento, sì quello delle moto poi è bestiale, non ti fa respirare ma ti fa volare. Lo strinse ancora più forte ed appoggiò la testa sulla sua schiena. Sentì tutto ciò che non si erano mai detti, sentì la fisicità e l’essenza in un colpo solo. Sentì che si stavano staccando da terra.  Un attimo in volo e poi attenzione alle curve, le curve dovevano essere ben coordinate, altrimenti era un casino.
-fai quello che faccio io- disse lui. Lei si piegò quasi a toccare la stramaledetta terra. Sì perfetto, curva perfetta, erano un unico assolo. Stessa e perfetta coordinazione. Come un’unico strumento.
Arrivarono a destinazione. Lei scese, un pò goffa come sempre…ma stavolta non cadde perché la aiutò lui. Si tolsero i caschi.  Li appoggiarono sulla moto e guardandosi negli occhi   si misero a ridere senza un perché, o forse sì il perché c’era.
Lei era senza fiato, aveva ancora l’adrenalina dentro che le batteva contro il cuore. Lui, invece, si stupì di come si fossero divertiti con così poco e di come lei aveva gli occhi felici. Da quanto non vedeva il profondo felice?
-Ho mantenuto la promessa- le disse.
Lei, gli sorrise, abbassò lo sguardo e imbarazzata disse- sapevo che saresti venuto, nessuno hai mai scommesso su di te. Io l’ho sempre fatto, contro ogni ovvietà.-
E si sa che le promesse sono come sigilli sul cuore. Sono come timbri dell’anima. Sono le certezze a cui poi ti annodi.
Si incamminarono, e non si sa bene dove andarono a finire.
Vidi solo due piccolissimi puntini in lontananza e una scena perfetta dove loro erano il centro dei loro movimenti.


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